Padiglione VIA...GGIANDO: alle ore 16 apre l'incontro Giovanni Bonelli, vicepresidente di ANGAMC, presentando Marina Covi Celli della Galleria Oredaria di Roma e Gianpaolo Abbondio della galleria milanese Pack, intervistati da Daniele Capra, giornalista e curatore indipendente.
Che ruolo ricopre oggi il gallerista? Finanziatore e promotore, il gallerista non si può definire solo imprenditore nel campo culturale, ma un vero e proprio mecenate di spicco dell'arte contemporanea, pratica attorno cui ruotano altre attività satelliti quali produzione di opere, cataloghi e materiale informativo, promozione di eventi collaterali quali mostre ed eventi etc.
Alla domanda quale sia lo stimolo che li spinge a promuovere l'arte, i due galleristi (entrambi provenienti da mondi lavorativi lontani dall'arte) rispondono unanimemente quanto la passione sia il vero motore di un'attività che si può definire "folle" qualora il sostegno sia a fondo perduto, cioè non miri ad avere un ritorno immediato –a breve termine si direbbe in economia-, nonostante questo non significhi però ignorare la partecipazione al mercato e il sostentamento da questo. Si chiarisce subito quest'aspetto: un occhio all'economia più che al mercato è indispensabile, non si trascura l'attesa di un ritorno in termini d'immagine oltre che economico, ma l'investimento è soprattutto di tipo personale per i due galleristi, concentrato nel rapporto che entrambe amano intessere con gli artisti della loro scuderia (per questo prevalentemente italiani e volutamente in numero ridotto per offrire la possibilità di una collaborazione individuale e un lavoro continuato), come rileva Abbondio. Non si nasconde la difficoltà di un meccanismo che sfrutta i risparmi e fatica a chiudere il bilancio almeno in pari, e nonostante questo abbia una cattiva fama.
Il rapporto con i musei pubblici è definito impossibile da Covi Celli, che punta il dito contro un certo "puritanesimo" della concezione del sistema arte, che rende sterili i rapporti tra pubblico e privato laddove quest'ultimo ne è demonizzato, e il primo affaticato da interessi politici messi inopportunamente in campo. Con sincerità Abbondio non trascura un altro problema delle gallerie, cioè il rapporto col visitatore, che spesso esita a entrare in quelle che Capra definisce "gioiellerie". E alla domanda conclusiva su come i due galleristi resistano e recuperino i loro finanziamenti, l'attenzione di entrambi si sposta sulla soddisfazione di vedere crescere il lavoro dei propri artisti, anche se questo non significhi esattamente recuperare e l'importanza di un'arte che si rivolga a tutti, nella consapevolezza che il collezionista acquista ancora per "il dividendo emotivo".
a cura di Gregorelli Daniela
publishing by alessia
onDate 21.05.2011
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