Niente di nuovo sotto il sole. Musei, gallerie e istituzioni pubbliche dedicate all'arte, soprattutto contemporanea, lavorano con le briciole: pochissimi mezzi e ancora meno attenzione da parte proprio del grande occhio delle amministrazioni pubbliche. Impossibile poi parlare di "visione strategica".
I due rappresentanti di Amaci, Associazione dei Musei d'Arte Contemporanea Italiani, Giacinto Di Pietrantonio e Andrea Bruciati evidenziano con vari esempi le difficoltà della gestione di un'istituzione d'arte contemporanea pubblica che non riesce a porsi come fucina di ricerca e quindi 'committente' se non indirettamente, sfruttando intelligentemente occasioni di sponsorizzazioni spontanee, da far divenire partnership continuative nel tempo tra l'istituzione museale e la committenza privata (azienda o privato mecenate che sia).
Si delineano tre totemiche questioni da affrontare: prima di tutto la costruzione di un humus culturale (retroterra su cui già poggiano tradizioni come quella Tedesca e Inglese) attraverso la formazione culturale (sensibilità di scuole e università) e l'informazione dei grandi media, in modo da rendere attuale e presente l'attenzione culturale del pubblico sui temi della produzione artistica contemporanea, che entri così a far parte del linguaggio e delle aspettative della comunità. Informazione e formazione diventano passi necessari per la seconda grande questione: l'attenzione politica (da cui purtroppo dipende la vita della maggior parte dei musei del territorio) in modo che venga compresa l'importanza del servizio culturale ed economico dell'arte contemporanea e si incominci a pensarvi su piani pluriennali di sviluppo e costruzione di senso. In ultimo - ma solitamente più impellente come problema da risolvere è la questione economica, che andrebbe sempre più raffreddandosi man mano che l'attenzione mediatica, politica e privata pone il suo interesse e la sua cura nella ricerca e nell'innovazione culturale.
In questa scena - che sembra più arrabattata che strutturata un segnale lieve ma positivo di un potenziale miglioramento viene appunto dalla rete costituita da AMACI, gruppo accresciutosi dal 2003 ad oggi, assumendo così sempre più voce e risonanza (non ancora abbastanza per un appuntamento con il Ministro della cultura di turno), ma sufficiente per arrivare alla VI Giornata del Contemporaneo e dimostrarne la forza di coinvolgimento e interesse a livello nazionale.
a cura di Mara De Matteis.
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onDate 21.05.2011
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