Arianna Vairo e Davide Brace presentano Comer
a cura di manu buttiglione
Progetto corale tra illustrazione, fumetto, narrativa. E a sorpresa nasce a Vicolo de’ Facchini una nuova collana sulla giovane illustrazione italiana.
Intervista ad Arianna Vairo e Davide Brace, protagonisti del progetto Comer, e Etta Polico, giovane editrice di Serendipità.
M.B. Come nasce l’idea di Comer e come si è sviluppata durante questi mesi?
A.V. Attorno alla fine di novembre sono stata contattata da Articoltura, un’associazione culturale che gestisce un ristorante qui a Bologna, il Posto in via Massarenti, e mi è stata fatta una proposta di mostra. In quel momento si chiudeva la programmazione di Bil Bol Bul, il festival internazionale di fumetto, e abbiamo deciso di proporre un progetto che poi è stato inserito nella manifestazione. Il lavoro dunque aveva quindi delle condizioni predefinite: doveva essere inerente al fumetto, e sarebbe stato esposto in un ristorante. Per questo motivo ho pensato di sfruttare questo ambiente piuttosto che cercare un’ispirazione fuori da questo micromondo. A quel punto tutto doveva realizzarsi nell’arco di un mese e mezzo, dunque ho chiamato immediatamente Davide Brace, chiedendogli di aiutarmi a sviluppare questo progetto con delle sceneggiature….
D.B. Ricapitolando: si trattava di un festival di fumetto e Arianna è un’illustrice, lei mi ha chiesto di scrivere delle sceneggiature e non sono uno sceneggiatore, (scrivo canzoni, qualche volta racconti), dunque da profani abbiamo cercato di creare qualcosa di interessante. L’idea iniziale era quella di costruire una storia corale all’interno di una serata nel ristorante dove si è tenuta la mostra. Abbiamo iniziato a documentarci, a scattare fotografie, per studiare l’insieme, l’architettura del luogo. Io ho passato alcune serate a prendere appunti, suggestioni, a farmi colpire da qualcosa, iniziando a comporre la struttura dei racconti studiando tutte le persone, tutti i clienti, sino a chiacchierare con gli stessi proprietari del locale…E poi appunto mi sono chiuso in casa cercando di mettere insieme i pezzi della storia.
I racconti sono scanditi dai diversi tavoli, dove si sviluppano storie autonome, poi ci sono dei personaggi chiave come la cameriera che si trova a interagire con tutti i clienti e un settimo personaggio, l’occhio del regista, il pensiero dietro a quel progetto, un personaggio che mangia da solo e osserva tutto quello che avviene durante una serata nel ristorante. In questo modo si sviluppano sei racconti indipendenti l’uno dall’altro ma sovrapponibili per una qualche situazione spazio-temporale solo intuibile. Sui personaggi, sul tipo di situazioni, sulle scene e anche su come realizzarle proprio a livello visivo ho lavorato insieme ad Arianna… Volevamo comunque mantenere l’idea di una mostra di illustrazione ma dare anche la possibilità allo spettatore di crearsi una propria storia e quindi una narrazione: questo però è l’inizio…
M.B. Arianna, come sei riuscita a creare un unico racconto visivo, capace di lasciare spazio anche all’interpretazione dello spettatore?
A.V. Il processo creativo è stato particolarmente impulsivo e spontaneo, mi arrivavano i racconti e io automaticamente disegnavo. La prima tavola partiva proprio dal personaggio della cameriera, un personaggio che si muove tra i tavoli ed è appunto il collante tra le varie storie.
Ho scelto la tecnica che mi veniva più naturale in quel momento, sulla quale stavo lavorando, e man mano che Davide mi inviava l’identità dei personaggi ragionavamo su come dargli un volto, partendo dall’osservazione delle persone incontrate ma anche ispirandomi a personaggi famosi, divi del cinema…
Sulle tavole non ci sono colori perché il colore è dato dalla carta di fondo, il verde, un colore che mi piaceva molto in quel momento, sulla quale sono intervenuta dando solo il bianco e il nero, il mezzotono.
M.B. Poi c’è una seconda parte del progetto…
A.V. Infatti. In seguito abbiamo coinvolto altri sei scrittori ai quali abbiamo consegnato la sceneggiatura già pronta e le immagini dei personaggi. I sei scrittori, Andrea Scarabelli, Antiniska Pozzi, Diego Fontana, Giovanni Fantasia, Iosonouncane e Valerio Millefoglie, hanno poi creato delle storie, dei racconti al di fuori di quella scena che, al momento della mostra a Il Posto, abbiamo messo su carta, in altra sala del ristorante, creando in questo modo due ambienti diversi, con scritture completamente differenti e personaggi che prendevano vita da qualcosa di esistente ma comunque indipendenti dalla storia iniziale.
D.B. Agli scrittori era stata data un’unica condizione, quella di inserire necessariamente all’interno di ogni racconto il settimo personaggio, l’uomo che mangia da solo e osserva tutto quello che accade intorno a lui. In questo modo si determinano due sezioni che distinguono una realtà che è quello osservata dal personaggio nel ristorante e una seconda costituita dalle proiezioni dei sei scrittori coinvolti. Riuscire ad integrare il tutto poi in un’unica pubblicazione sarà il prossimo passo… una storia corale scritta a più mani e illustrata da Arianna.
M.B. Un’attenzione particolare merita il catalogo, concepito come un oggetto a tema curato nei più piccoli particolari: è rivestito con una carta che ricorda quella delle tovagliette da ristorante e ogni copia è fornita di una piccola forchetta da dolce. Parlatemi di quest’ultima fatica, realizzata tra l’altro in tempi brevissimi.
A.V. Il catalogo presentato da Fragilecontinuo è stata una scelta dell’ultimo momento, pensando ad una riduzione del progetto ad hoc per questa nuova location. Inoltre sancisce il primo passo di una collaborazione di due belle realtà presenti a Vicolo de Facchini: Fragilecontinuo e Serendipità. Questa meravigliosa sinergia, che ha appena preso il nome di Facchinperdue, ha prodotto questa idea in soli di tre giorni di lavoro…
E.P. Serendipità è una piccolissima casa editrice che per lo più si occupa di autoproduzioni e di libri d’artista. Sino ad adesso abbiamo pubblicato libri di autori africani e asiatici e proprio in questi giorni dalla collaborazione con Fragilecontinuo è nata l’idea di una collana di artisti italiani, appunto Facchinperdue. L’altra sera guardando le bellissime tavole del progetto Comer mi è venuta voglia di leggere anche i testi: abbiamo fatto un reading insieme a Davide e subito dopo è nata l’idea di una mini autoproduzione, di cui Arianna è la prima artista.































